Bushido: mie riflessioni

La vita delle persone, o almeno delle persone mediamente normali, con dei princìpi che si richiamino all’etica condivisa, ai dettami di una religione o magari anche soltanto alla saggezza dei nonni, è stata spesso codificata in regole, decaloghi, manuali da seguire con più o meno costanza.

Io ho smesso da tantissimo di credere e rispondere ai valori cattolici che tiepidamente la mia famiglia mi aveva trasmesso, pur continuando a condividerne parecchi, così mi sento libero di spaziare e confrontarmi con gli spunti più vari, senza abbracciarne completamente nessuno.

Ultimamente ho risentito parlare del Bushido, detto anche La Via della Spada, su cui fra l’altro Roberto Recchioni aveva basato la costruzione della personalità del suo antieroe John Doe. E’ composto da 7 capisaldi che guidavano la vita della casta guerriera giapponese nel 19° secolo, ma codificati già mille anni prima.

Nulla è perfetto ed esistono limiti in ogni cosa, classificabili come contestualizzazioni storiche inevitabili che dipendono dallo stato evolutivo dall’umanità; esempio: Gesù non aveva donne fra i suoi discepoli, perchè in quell’epoca avrebbe distratto dal suo messaggio, già dirompente di suo.

Accanto ad ognuno dei 7 princìpi del Bushido accosto qualche mia considerazione.

“Il Bushido si fonda su sette concetti fondamentali, ai quali il samurai deve scrupolosamente attenersi”

– Già dedicare questi princìpi solo alla casta militare è oggettivamente una limitazione insostenibile per il nostro tempo. Ne erano esclusi contadini, manovali, per non parlare dell’universo femminile.

“Gi: Onestà e Giustizia
Sii scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle altre persone ma da te stesso. Il vero Samurai non ha incertezze sulla questione dell’onestà e della giustizia. Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.”

– Controverso. Essere onesto sembrerebbe la scelta ideale scontata, ma è davvero così? Si può essere sempre totalmente trasparenti verso chi non lo desidera, a costo di fargli male? Si può essere totalmente diretti quando la tattica, in battaglia o comportamentale, richiede dissimulazione, inganno, sviare l’avversario con un’esca?

“Yu: Eroico Coraggio
Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire, nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere. Un Samurai deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, ciò significa vivere in modo completo, pieno, meraviglioso. L’eroico coraggio non è cieco ma intelligente e

forte.”

– Eroismo, coraggio di ergersi sul rumore di fondo della mediocrità e della cautela. Sì, sono d’accordo. Difficilissimo pure questo da mettere in pratica, ma la vedo allo stesso modo.

“Jin: Compassione
L’intenso addestramento rende il samurai svelto e forte. È diverso dagli altri, egli acquisisce un potere che deve essere utilizzato per il bene comune. Possiede compassione, coglie ogni opportunità di essere d’aiuto ai propri simili e se l’opportunità non si presenta egli fa di tutto per trovarne una. La compassione di un samurai va dimostrata soprattutto nei riguardi delle donne e dei fanciulli.”

– Compassione nel senso di capacità di entrare in empatia con gli altri, sì. Il paternalismo verso donne e bambini un po’ meno, ma qui torniamo al concetto della contestualizzazione storica espresso prima… peccato che anche nel Giappone odierno (e non solo nel Giappone) questo sguardo un po’ superiore ed umiliante verso le donne sia ancora ben vivo in gran parte della popolazione.

“Rei: Gentile Cortesia
I Samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un Samurai è gentile anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale. Il Samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri uomini. Il miglior combattimento è quello evitato.”

– Mi sovviene l’inchino rituale subito prima di tagliare la testa del nemico con una katana. Genericamente concordo col rispetto da mostrare verso gli altri, ma a volte lo reputo così poco importante nella sostanza degli eventi… c’è tanta differenza fra i criminali del Califfato che bruciano vivi i prigionieri e le esecuzioni sulla sedia elettrica in USA? Formalmente sì, ma alla fine la gente muore comunque.

“Makoto: Completa Sincerità
Quando un Samurai esprime l’intenzione di compiere un’azione, questa è praticamente già compiuta, nulla gli impedirà di portare a termine l’intenzione espressa. Egli non ha bisogno né di “dare la parola” né di promettere. Parlare e agire sono la medesima cosa.”

– Più che completa sincerità l’avrei tradotto mantenere la parola data… un gran bel principio che si scontra, nella vita reale, con le cause di forza maggiore e con i fattori esterni che cambiano e ci chiedono di comportarci in maniera diversa da come avevamo preventivato. E’ davvero incoerenza? Bisogna seguire fino in fondo quanto si era affermato, pur coscienti che farebbe del male a noi stessi e agli altri?

“Meiyo: Onore
Vi è un solo giudice dell’onore del Samurai: lui stesso. Le decisioni che prendi e le azioni che ne conseguono sono un riflesso di ciò che sei in realtà. Non puoi nasconderti da te stesso.”

– Ognuno è il proprio giudice di se stesso? Questo princìpio sembra sfiorare l’anarchia… il rifiuto di istituzioni rappresentative costituite, fosse anche un semplice saggio del villaggio che dirime le contestazioni fra abitanti. Molto individualista, molto assoluto, presupporrebbe un rispetto rigido e coerente che l’essere umano, secondo me, non è in grado di garantire, in particolare se cerchiamo di applicare il tutto a miliardi di persone e non a pochi addestrati samurai.

“Chugi: Dovere e Lealtà
Per il Samurai compiere un’azione o esprimere qualcosa equivale a diventarne proprietario. Egli ne assume la piena responsabilità, anche per ciò che ne consegue. Il Samurai è immensamente leale verso coloro di cui si prende cura. Egli resta fieramente fedele a coloro di cui è responsabile.”

– Fedeltà a un princìpio o ad una persona… bello, teoricamente molto bello, un concetto così definitivo. Però… che succede quando questa lealtà va a cozzare con ciò che è giusto per coloro verso cui non si è prestato alcun giuramento? E’ bello infischiarsene solo perchè ci sono meno vicini della persona da proteggere? E se questa lealtà cozzasse con uno degli altri princìpi, come l’assoluta sincerità? Se il nostro protetto ci chiedesse di mentire su qualcosa, quale delle due regole dovremmo seguire?

Domande, dubbi, filosofia… meravigliosamente affascinante!

Precedente Un Natale di maggio Successivo Rilanciare l'occupazione, serve uno shock