Harold Fish

Una storia senza nomi, tranne uno: Harold, il pesce rosso. La mia amica mi ha mandato la sua foto e mi ha raccontato una storia, che merita di lasciar traccia.

“Mia figlia aveva detto che non le serviva aiuto, avrebbe trovato da sola l’appartamento dove andare a vivere. Ma era passata qualche settimana e s’era arresa… ‘mamma, dammi una mano’… e io forse non vedevo l’ora, soprattutto in nome del talento che so di avere da sempre: la rabdomanzia immobiliare!
Ci eravamo appena entrati e subito ci sembrava la casa perfetta, ma in un angolo, fra i mobili lasciati dal vecchio affittuario, c’era Harold: un pescetto solo soletto in un grande acquario.
Quella facciotta mi ha ricordato subito il personaggio Harold Finch di Person Of Interest, così da lì a decidere di adottarlo è stato un attimo.

Harold Fish

Un inciso: ho sempre avuto un rapporto problematico coi pesci rossi, perchè da ragazzina rimasi traumatizzata da quello vinto al luna park; portato a casa e messo nella classica boccia di vetro, spirò dopo pochi giorni per carenza d’ossigeno… ai tempi gli acquari domestici non erano molto diffusi.
Il rossiccio Harold respirava e sopravviveva solo grazie al coperchio aperto, ma il motorino per l’ossigeno era spento perchè la luce non era allacciata, inoltre mangiava poco e non regolarmente, solo quando il tizio dell’agenzia immobiliare ci andava per mostrare i locali agli interessati.
I vecchi proprietari non avevano intenzione di portarselo via, ma nemmeno io potevo far nulla fino alla stesura del contratto e al riallaccio della luce, così… dopo aver deciso che l’appartamento faceva al caso nostro, non restava che dire ad Harold di tener duro.
La prossima settimana l’ossigeno arriverà e la sua nuova mamma, mia figlia, se ne prenderà cura, con tanto amore e tanta inesperienza, perchè… sentirle dire nel suo entusiasmo giovanile “liberiamolo nella laguna di Venezia” è stato atroce. Lì forse non sopravvivrebbe un giorno.”

Milano, Metro5: vita dura per invalidi

La metropolitana milanese è a prova di disabili e invalidi? Insomma… con qualche luce e tante ombre. Molti ascensori non funzionanti, scale mobili non sempre disponibili, rampe per disabili da mettere in funzione perdendoci mezz’ore. Si potrebbe pensare che sulla nuovissima Linea 5 lilla le cose vadano diversamente, se non altro perchè è a regime da pochissimi mesi, nemmeno il tempo di essere vandalizzata. Invece si scopre che qualcosa non va proprio nel progetto costitutivo. L’accesso agli invalidi muniti di abbonamento agevolato è difficile, in certi casi proprio impossibile. Wikipedia riporta, riguardo la fermata di Segesta: “accessibile ai portatori di handicap grazie alla presenza di vari ascensori, sia a livello stradale sia all’interno della stazione”, peccato che a fungere da barriera architettonica ci si metta il famigerato tornello automatico, che in assenza di personale ATM (la linea è automatizzata) blocca l’accesso in due casi:
-a tornello funzionante, se l’invalido è munito di sostituto cartaceo della tessera magnetica, visto che la spedizione a domicilio via posta è prevista non prima di 40 giorni;
-a tornello malfunzionante, se la tessera non viene letta bene per una qualsiasi ragione (usura, umidità, ecc.).
In quei casi, cosa fare vista l’assenza di personale? Ho scoperto accanto alla toilette uno strano pulsantone rosso con la scritta SOS e mi son chiesto se fosse una specie di sistema per contattare qualcuno dell’ATM, o un allarme d’emergenza per segnalare incendi e simili… una didascalia esplicativa sarebbe gradita. Persone che l’hanno provato mi hanno detto che in effetti è proprio un citofono per contattare il personale ATM, ma su due volte che l’hanno utilizzato, sempre di sabato, alle 10 del mattino hanno visto arrivare qualcuno dopo una decina di munuti, invece alle 14 (ora di pranzo o di pennichella?) nessuna risposta.

Il mio blog, da oggi

Qualche ora fa, se mi avessero detto che avrei creato un nuovo blog, mi sarei fatto una risata di scherno, e invece certi dettagli s’incastrano e ti accorgi di voler provare a riversare un po’ di energie su questa cosa che vedete qui.

Oggi, settembre 2015, molti vi direbbero che i siti e i blog sono un po’ fuori moda, sovrastati dall’invadenza dei social network (Facebook, Twitter, ecc.), io invece sono convinto che possano convivere e interagire felicemente.

Oggi, 20 settembre, ho letto la mail di Salvatore, un amico che in poche parole piene d’energia ha espresso un concetto che condivido:

“Quando ho da dire cose che su un post su Facebook stanno strette o non mi va di perdere dopo due mesi (provato a rintracciare post più vecchi di due mesi là dentro? Un casino!) mi butto su WordPress. Fine della schiavitù da social!”

Qualche minuto dopo, ho letto un post per me molto significativo su “Memorie di una vagina”, uno dei pochi blog che seguo:

Sono Cambiata

Ma ne riparleremo. Perciò, eccomi qua. Quella torta che non si vede bene lassù è una specie di girasole, il mio fiore preferito.

Dolce a forma di girasole

Dolce a forma di girasole

Invece questo sono io… più o meno!

Hytok (Filippo)

Hytok (Filippo)