Harold Fish

Una storia senza nomi, tranne uno: Harold, il pesce rosso. La mia amica mi ha mandato la sua foto e mi ha raccontato una storia, che merita di lasciar traccia.

“Mia figlia stava cercando un appartamento dove andare a vivere, mi aveva chiamata per
vedere una casa che non la convinceva del tutto, saputo poi che il proprietario era contro i cani, io ho chiesto al responsabile dell’agenzia se non fosse sicuro di non avere qualcos’altro. Quello ha fatto mente locale e… ‘effettivamente ci sarebbe un appartamento…”.
Ci eravamo appena entrati e subito ci sembrava la scelta perfetta, ma in un angolo, fra i mobili lasciati dal vecchio affittuario, c’era Harold: un pescetto solo soletto in un grande acquario.
Quella facciotta mi ha ricordato subito il personaggio Harold Finch di Person Of Interest, così da lì a decidere di adottarlo è stato un attimo.

Harold Fish

In definitiva, bella casa e un amico a cui portare soccorso: la mia rabdomanzia immobiliare aveva colpito ancora.
Un inciso: ho sempre avuto un rapporto problematico coi pesci rossi, perchè da ragazzina rimasi traumatizzata da quello vinto al luna park; portato a casa e messo nella classica boccia di vetro, spirò dopo pochi giorni per carenza d’ossigeno… ai tempi gli acquari domestici non erano molto diffusi.
Il rossiccio Harold respirava e sopravviveva solo grazie al coperchio aperto, ma il motorino per l’ossigeno era spento perchè la luce non era allacciata, inoltre mangiava poco e non regolarmente, solo quando il tizio dell’agenzia immobiliare ci andava per mostrare i locali agli interessati.
I vecchi proprietari non avevano intenzione di portarselo via, ma nemmeno io potevo far nulla fino alla stesura del contratto e al riallaccio della luce, così… dopo aver deciso che l’appartamento faceva al caso nostro, non restava che dire ad Harold di tener duro.
La prossima settimana l’ossigeno arriverà e la sua nuova mamma, mia figlia, se ne prenderà cura, con tanto amore e tanta inesperienza, perchè… sentirle dire nel suo entusiasmo giovanile “liberiamolo nella laguna di Venezia” è stato atroce. Lì forse non sopravvivrebbe un giorno.”

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