L’archetipo del cambiamento

Nel tempo in cui viviamo cambiare è valutato diversamente in base alla propria apertura mentale, all’inclinazione politico/sociale e solo in misura minore alle intenzioni di coloro che cambiano.

Capacità di perdonare e reintegrare nella società: quanti davanti a un crimine, dalle rapine in appartamento agli omicidi, butterebbero la chiave della cella in cui rinchiudere l’autore, o addirittura lo impiccherebbero in pubblica piazza? Chi ha sbagliato può sperare in un’inversione del suo percorso di vita, se lui per primo è disposto ad abbracciare il cambiamento? Se il manager condannato per tangenti o il mafioso, folgorati sulla via di Damasco o cooptati da benefiche influenze, decidono di tagliare i ponti con il loro passato, gli si deve porgere la mano per una seconda occasione? Secondo lo spirito delle norme, quasi sempre e quasi ovunque, il carcere deve avere funzione riabilitativa, con eccezioni dovute alla gravità dei delitti o ai criteri normativi in vigore. Negli USA un singolo omicidio volontario può portare alla pena di morte, in Norvegia perfino una strage come quella di Breivik, che uccise 77 persone, è stata sanzionata con 21 anni di carcere, massima condanna prevista lì. Giusto, sbagliato? Io mi pongo più vicino alla Norvegia ma non del tutto, per casi limite come quello citato ritengo plausibile se non l’ergastolo almeno una pena molto più lunga, e confesso di nutrire dei dubbi: ci si può davvero riabilitare dopo un crimine così eclatante?

In questi giorni in Italia si discute di Doina Matei, omicida condannata a 16 anni di reclusione, in semilibertà lavorativa per buona condotta dopo aver scontato 9 anni. Ha temporaneamente perso la semilibertà per aver pubblicato su Facebook delle sue foto al mare mentre sorrideva, affronterà un’udienza in cui il giudice deciderà se restituirgliela. Da più parti si sono alzate urla contro l’istituto giuridico della semilibertà, contro la pena troppo mite, contro la sua sfacciataggine nello sfoggiare gioia di vivere. Difficile interloquire con chi, avendo gli occhi iniettati di sangue, condanna a prescindere la Matei. Evitare di mostrare gioia dovrebbe essere una pena accessoria da includere nelle sentenze? Per un omicidio preterintenzionale bisogna comminare l’ergastolo ed escludere la possibilità di riabilitarsi? Tutte questioni su cui giuristi e sociologi mondiali dibattono da sempre, non sarò io a offrire risposte certe… anche se ho la profonda convinzione che ogni vita sia sacra e non vada spenta con la pena capitale, e che tranne casi giudicati irrecuperabili, una speranza di cambiamento è indispensabile sia per coloro che hanno sbagliato che per tutti noi che rischiamo di sbagliare ogni giorno, per disperazione o per un passato di sofferenze e cattivi esempi.

Dalla realtà all’immaginazione, tre esempi di personaggi che, nelle serie tv, sono passati dagli abissi del crimine o della più pura cattiveria alla redenzione più sincera e disinteressata.

Tom Paris
Tom Paris
Tom Paris, tenente dell’astronave Voyager nella serie Star Trek: Voyager. Terrorista Maquis e giovane egoista e sbandato, trova in se i germogli del cambiamento durante la difficile missione in cui la Voyager impiega 7 anni per tornare a casa.

Regina Mills
Regina Mills
Regina Mills, personaggio della serie Once Upon a Time, l’alter ego nella nostra dimensione della strega cattiva di Biancaneve, che dopo una vita di spietate crudeltà nel regno delle favole, lancia una maledizione e si ritrova sulla Terra, in un paesino del Maine chiamato Storybrook, insieme a tutti i personaggi di tutte le fiabe mai narrate. Lì vive anni di solitudine e frustrazione, poi un giorno adotta un bambino e… per la prima volta ama qualcuno più di se stessa; questo, dopo parecchi tentativi e fallimenti, la cambia radicalmente.

Spike
Spike
Spike, vampiro sanguinario della serie Buffy the Vampire Slayer, condanna ad una morte terribile centinaia di vittime che incontra sul suo cammino, finchè arriva in una cittadina della California, Sunnydale, dove conosce il suo arcinemico, la cacciatrice di vampiri Buffy, la combatte per anni da par suo, ma ad un certo punto gli succede qualcosa… lui, vampiro, demone senz’anima, s’innamora della cacciatrice e fa di tutto per conquistarla. Quando la sua natura lo tradisce e preda dell’esasperazione cerca di farla sua con la forza… in quell’istante capisce di non poter ambire al vero amore non avendo l’anima, ed intraprende un percorso mistico che lo porterà al cospetto di un potentissimo demone-sciamano, che dopo una serie di strazianti fatiche fisiche e psicologiche gli restituirà l’anima perduta. Ben prima di questo passaggio, però, la riabilitazione era cominciata: il vampiro senz’anima amava già, e sempre senz’anima ha preso la decisione di riprendersela. Se non è un cambiamento radicale questo!

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