La vittoria di Trump e il pensiero confuso

Quando a distanza di pochi minuti leggi che Francesco Rutelli (cariatide politica ma sempre rappresentativo dell’anima centrista dell’attuale PD) e Stenio Solinas (editorialista di destra del magazine Barbadillo) la pensano allo stesso modo sulla vittoria di Trump alle presidenziali USA e sull’analisi delle ragioni che hanno spinto Clint Eastwood a preferirlo ad Hillary Clinton, ti accorgi che le idee e le interpretazioni della realtà sono estremamente confuse.

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/rutelli-se-commentatori-giornalisti-non-hanno-capito-tubo-135700.htm

Per capirne di più, bastava il bellissimo film di Clint Eastwood, Gran Torino. Consiglio di vederlo, certo non solo perché il suo autore è l’unica star di Hollywood che ha votato Trump.

http://www.barbadillo.it/60930-il-caso-clint-eastwood-icona-dellaltra-america-politicamente-scorretta-e-sedotta-da-trump/

L’una e l’altra sono ormai irriconoscibili agli occhi di chi ha un universo morale semplice e essenziale: il rispetto della parola data, il lavoro ben fatto, l’amore per il proprio Paese, la difesa della dignità propria e altrui. Walt si farà ammazzare per salvare un ragazzo hmong, la cui anima orientale è più vicina, per tradizione, gerarchia, regole, al suo modo di sentirsi americano, di quanto non sia il Paese che intanto gli è cresciuto intorno e il cui simbolo è ormai la «Pussy Generation», la generazione fighetta. Quella per la quale i vecchi sono un peso, l’identità sessuale un optional, l’etica del lavoro una barzelletta.

Peccato che sia evidente dalle sue dichiarazioni, simultaneamente di distanza dalle cialtronerie di Trump che dal linguaggio imbalsamato da vecchia politica della Clinton, che lui appartiene a quella fascia d’opinione che ha giudicato necessario troncare quel legame insoddisfacente con una candidata letta come grumo d’immobilismo, stagnazione, indecisionismo, formalismo… a costo di beccarsi un imbecille come presidente per un quadriennio. E’ un pensiero molto diffuso, l’ho constatato con grande sofferenza culturale ed emotiva, perfino un mio caro amico si è espresso in questi termini, augurandosi la vittoria di Trump al fine di accelerare il crollo del vecchio sistema. E Clint Eastwood, non appartenendo certamente alla schiera di bifolchi che l’ha votato perchè infastidito dai messicani o eccitato dalle sue dichiarazioni da caserma, ha seguito la stessa linea di pensiero. Chi ha visto e capito il suo film “Gran Torino” non può relegare a compassione senile la svolta finale del film, nè limitarlo ad un messaggio di principio sulla dignità valoriale della cultura Hmong… è ridicolo ed offensivo anzitutto verso Eastwood. Il suo voto per Trump è stato una potente dichiarazione politica, da cui io mi sento lontano e in disaccordo, del genere “Muoia Sansone con tutti i Filistei”, una situazione nella quale l’unica vendetta e/o riscatto possibili comportano anche il rischio dell’autodistruzione.