UN BUCO NEL PAVIMENTO – di Filippo Simone

Pavimento con buco.

Pavimento con buco.

Un buco nel pavimento. Un rettangolo scarnificato di 28 mattonelle, sbriciolate da una barella evidentemente pesantissima che i paramedici introdussero dalla finestra all’alba del 19 ottobre 2013, per venire a soccorrermi. Doveva essere proprio un catafalco di ghisa, arnese di decenni passati, per divellere un normale pavimento… fortuna che al di sotto spuntava una serie di mattoni in pietra, grezzi ma bellissimi, probabili vittime di una ricopertura inutile, e non uno squarcio che mi collegasse con l’appartamento del piano di sotto. Se tutto questo vi ricorda la trama di un film di Tsai Ming-Liang (The Hole), sappiate che per fortuna l’epilogo è meno drammatico… anche se un po’ triste: il vecchio rustico di mattoni pietrosi scompare di nuovo, ricoperto da… questo lo scoprirete alla fine!

Ma torniamo indietro di qualche ora.

Era tempo ormai che stavo male, mi sentivo sempre più debole e affaticato, uscivo pochissimo e rifiutavo di confidarmi con chiunque potesse scuotermi o accorgersi del mio stato. Non sapevo del linfoma all’origine dei miei problemi, ma ero consapevole di quelli relazionali. In sequenza nel giro di pochi mesi: la morte della mia mamma, la perdita del lavoro, la rottura definitiva con la donna a cui pensavo come il mio amore eterno, il tentato suicidio di mio padre a cui seguì la rottura completa e insanabile dei rapporti… mi sprofondarono in un tunnel di demotivazione e isolamento da cui, paradossalmente, l’esplosione della malattia creò la breccia per aiutarmi a uscire.

La sera del 18 ottobre mi depositai sul letto, sperando di dormire e riuscire a rialzarmi il mattino dopo, ma invece in piena notte mi accorsi di essere fradicio di sangue e umori. I linfonodi gonfi sotto la gola e sulle gambe erano esplosi, e mi ritrovai in un letto zuppo e infetto, in più non riuscivo ad alzarmi, dalla vita in giù ero paralizzato. Anche solo avvicinarmi al tavolino per chiedere aiuto sembrava un’impresa, infatti mi gettai per terra trascinandomi, fra dolori e difficoltà inimmaginabili.

Gli spaccapavimenti arrivarono di lì a poco, ma non potendo aprirgli la porta li costrinsi a usare una sorta di gru per entrare dalla finestra. Erano nell’altra stanza, perciò non li vidi sbarcarre coi loro attrezzi e sradicare le mattonelle, fu una di loro a dirmi che c’era stato un piccolo danneggiamento, ma in quel momento non poteva importarmene di meno.

Rividi casa solo molti mesi dopo, scoprendo il buco ancora ricoperto dai cocci.

Aspettai però di tornare ad abitarci stabilmente per allertare un artigiano e fare una serie di lavoretti. L’incaricato si chiamava Hassan, e il primo giorno di lavoro, dopo aver sistemato prese elettriche ed altre cosette, ripulì il buco nel pavimento. Che però sarebbe rimasto lì ancora per mesi a farmi compagnia e divertire gli ospiti! Infatti, qualche giorno dopo Hassan fu ricoverato per problemi cardiaci, a cui è seguita una lunga convalescenza ancora in corso.

Trascorsero estate e autunno, ed una frattura e due interventi chirurgici dopo ripensai al buco nel pavimento: decisi di incaricare un altro artigiano di concludere l’opera. Una bazzecola penserete, un po’ di cemento colloso e il gioco è fatto. Peccato che a lavoro finito due mattoni si staccarono… la coda comunque fu breve, un conoscente di passaggio in casa si offrì di sistemarle e lo fece in due minuti.

La sorpresa finale? Non penserete che a distanza di decenni avrei potuto trovare delle mattonelle identiche a quelle rotte! Impossibile, infatti ho riutilizzato quelle di scorta che avevo in casa, diversissime, e come vedete nella foto il risultato è un vero patchwork!

Pavimento patchwork.

Pavimento patchwork.

-Ringraziamenti-

A tutti gli amici che continuano ad incitarmi a scrivere, rispondo… abbiate pazienza: quando l’ispirazione, il coraggio e il desiderio s’incontrano, può nascere di tutto, anche cose insolite come questo raccontino! E poi vi tocca leggerli!

Alla mia amica Simona, che mi ha espressamente richiesto, con la sua sfacciataggine che adoro follemente, di scrivere un racconto con protagonista il pavimento di casa mia!

2 thoughts on “UN BUCO NEL PAVIMENTO – di Filippo Simone

  1. patrizia il said:

    Filippo! I tuoi racconti sono sempre poetici e divertenti!!! Potresti scrivere anche un fitto romanzo poliziesco…cosa ne dici?

    • Eh, potrei fare tante cose… dipende da ispirazione, predisposizione, attimo “non fuggente”… 😉